La scuola di pensiero del diritto naturale Il giusnaturalismo è una corrente filosofico-giuridica fondata essenzialmente su due principi: l’esistenza di un diritto  naturale (conforme, cioè, alla natura dell’uomo e quindi intrinsecamente giusto) e la sua superiorità nel confronto con il  diritto positivo (le leggi scritte frutto delle convenzioni umane). Il giusnaturalismo presuppone l’esistenza di una norma di  condotta intersoggettiva universalmente valida e immutabile, fondata su una peculiare idea di natura, preesistente ad ogni forma storicamente assunta di diritto positivo ed in grado di realizzare il miglior ordinamento possibile per la società umana. Secondo la dottrina giusnaturalistica, il diritto positivo non si adegua mai completamente alla legge naturale, perché esso  contiene elementi variabili e accidentali, mutevoli in ogni luogo e in ogni tempo: i diritti positivi sono realizzazioni imperfette  e approssimative della norma naturale e perfetta. I temi affrontati dai teorici della dottrina del diritto naturale attengono al  diritto, perché pongono in discussione la validità delle leggi; attengono alla morale, in quanto riguardano l’intima coscienza  dell’uomo; inoltre, prevedendo limiti al potere dei governi e degli Stati, attengono pure alla politica. Le prime riflessioni sul diritto naturale sono rinvenibili già nel pensiero greco classico e, specificamente, nello stoicismo,  dunque nel cristianesimo antico e medievale. In tali epoche il giusnaturalismo è fondato sull’idea di una legge naturale, alla  quale devono conformarsi le leggi positive: l’idea è presente in Aristotele, viene sviluppata dagli stoici, fissata in modo  classico da Cicerone e ripresa da Tommaso. Nel mondo moderno l’accento è posto sull’aspetto soggettivo del diritto naturale, ossia sui diritti innati degli individui. E’ la cosiddetta scuola moderna del diritto naturale, che  rielabora il concetto classico di diritto naturale interpretandolo in chiave razionalistica e umanistica. Oltre a diversi giuristi-filosofi sono giusnaturalisti alcuni tra i massimi pensatori politici dell’Età moderna: Hobbes,  Montesquieu, Locke, Rousseau e Kant. Costoro condividono un ‘modello’ fondato sui seguenti elementi: stato di natura (la  condizione prepolitica in cui vivono gli individui, liberi ed eguali), il patto o contratto come strumento per far sorgere lo  Stato e lo Stato civile o politico (nel quale le leggi civili sostituiscono le leggi naturali). Ma ognuno di essi declina in  modo differente tale modello, a seconda della propria concezione antropologica e politica. Benché la fine della storia della  scuola moderna del diritto naturale si faccia coincidere con la morte di Kant, avvenuta nel 1804, il ricorso alle idee di questa scuola si ripresenta anche nei secoli successivi al XVIII, già con Fichte, nonché successivamente, dopo le guerre mondiali  del Novecento. Oggi, in considerazione anche della presenza incombente della matrix giuridica, è opportuno accostarsi  all’insegnamento del giusnaturalismo e riappropriarsi del diritto naturale. In ogni caso, l’idea centrale della scuola  moderna – l’esistenza di diritti individuali innati – ha trovato la propria consacrazione nel documento più celebre della  Rivoluzione francese, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789).